
Nelle acque trasparenti e cristalline
del lago di Carezza, che gli antichi
chiamavano lago dell’arcobaleno,
si vedono riflessi tutti i colori dell’iride.

Narra la leggenda che tanto tempo fa,
quando le sorgenti erano limpide,
le sue acque non contaminate
ospitavano ninfe e fate gentili.

In questo lago viveva una deliziosa creatura
di nome Ondina, un po’ fata e un po’ sirena,

abitava la profondità delle acque
ed emergeva soltanto a mezzogiorno
per godersi il tepore dei raggi del sole.

Un giorno, i suoi capelli biondi e i suoi
occhi blu furono notati da un mago malvagio,
padrone del bosco, che subito s’innamorò di lei.

Ma appena si avvicinò, Ondina scomparve
sott’acqua, lasciando il mago con un
palmo di naso. Come fare ad attirare
di nuovo la ninfa in superficie?

Dopo averci pensato a lungo,
il mago decise di creare un arcobaleno
e di spacciarsi per un mercante di gioielli.

I colori sospesi nell’aria e le gemme, pensò,
avrebbero attirato certamente la fanciulla.
Poi lui l’avrebbe tenuta per sempre prigioniera nel bosco.

In effetti, appena l’estremità del grande
arcobaleno venne a posarsi sulle acque
del lago, Ondina comparve curiosa ma,

vedendo il mago, impaziente di afferrarla,
si rituffò e scomparve.
Il mago capì che non sarebbe mai più
riuscito a ingannarla e preso da furore

afferrò l'arcobaleno e, dopo averlo
frantumato in mille pezzi,
lo scaraventò in acqua.

Ondina, al riparo nel suo rifugio segreto,
vide tutta la scena e quando il mago,
sconfitto, si ritirò nella selva,

riemerse per raccogliere i frammenti
dell'arcobaleno, con i quali continua
ancor oggi a giocare.

Ogni tanto, prosegue la leggenda, Ondina
si diverte a sbriciolare pezzi di arcobaleno,
poi sceglie le sfumature del rosa e ne
cosparge le cime dei monti creando quei
tramonti da incanto tipici delle splendide Dolomiti.